Due amiche insieme, ma distanti, lavorano per documentare le specie botaniche presenti su due territori lontani: *Lago di Garda e dintorni *Sardegna costa di Cagliari e suo entroterra... e non solo .......anche rilevamenti, foto, scambio di informazioni,suggerimenti.

domenica 8 dicembre 2013

HEPATICA nobilis

Presente nel sotto bosco della Rocca di Manerba
Renata

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lunedì 9 maggio 2011

Eryngio - Lago di Garda

Delle 3 specie presenti sul territorio sardo, ritratte da Lisa di cui siparla nel post sottostante, sul Lago di Garda esiste solo l'Eryngio e l' Opuntia Ficus Indica.
La foto di quest'ultimo è stata scattata su un costone di una Collina Morenica a picco sul Lago che guarda ad est. 
L'Eryngio invece è presente in abbondanza sul territorio morenico e vi posso assicurare che è un "SOGGETTO STRANO". Guardandolo in piena fioritura , pensiamo che si comporta come le altre specie, vale a dire uno stelo centrale dal quale germinano le foglie. Invece no, dai miei studi risulta
che........... Per saperne di più vai a



To see the sketch study, please go to 


renata

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mercoledì 3 marzo 2010

Orchis morio




Orchis morio con insetto pronubo.





particolare di acquerello su carta .

Renata

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lunedì 8 febbraio 2010

Anacamptis papilionacea (L.) R.M. Bateman, Pridgeon & M.W. Chase = Orchis papilionacea L.


Anacamptis papilionacea (L.) R.M. Bateman, Pridgeon & M.W. Chase = Orchis papilionacea L. rilevamento  del maggio 2008 su collina Morenica  del Lago di Garda ,costa bresciana.
acquerello su carta cm 31x41


Esperti a livello europeo hanno da tempo condotto uno studio approfondito sul genere orchis, in quanto alcune specie presentavano caratteristiche più simili ad altri gruppi. Il risultato di questo approfondimento ha portato a nuove nomenclature pubblicate in un  libro uscito lo scorso luglio. L'analisi molecolare che  confronta il loro DNA è la seguente: il numero cromosomico dell'Orchis papilionacea è 2n=32, quello dell'Anacamptis è 2n=36 . Per questo motivo la Paplilionacea è diventata Anacamptis papilionacea.
Visto che il cambiamento è da poco avvenuto, resta ancora in uso la vecchia denominazione o si possono usare entrambe, secondo la  propria preferenza.
Per la descrizione di questa specie vi rimando alla scheda già qui pubblicata  in gennaio, in quanto trattasi della medesima specie rilevata in Sardegna e presentata da Lisa. Segnalo comunque che, sul Lago di Garda, fiorisce da aprile a giugno. Gli esemplari da me osservati sono sempre piccoli da 10 a 18 cm. al massimo.
Le informazioni sul DNA  si trovano sul libro Ochidee spontanee del Veneto, Corrado Lazzari, CIERRE Ediz. e su  http://www.funghiitaliani.it - Discussioni e Documenti Generali sulle Orchidee- Nuova Tassonomia per alcune specie del Genere Orchis.
Renata

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domenica 24 gennaio 2010

Spiranthes spiralis

Spirantes spiralis (L) Chevallier1827

rilevamento  dell'ottobre 2008 su collina Morenica
del Lago di Garda, costa bresciana.

acquerello su carta cm 31x41


Il genere spiranthes è diffuso nell'America centr. e Sett., in Asia in Oceania e naturalemente in Europa, dove è presente con 4 specie, di cui 2 in Italia.
Il nome deriva dal greco spéira(spira)  e ànthos (fiore)
con riferimento al disporsi dei fiori a spirale lungo l’asse dell’infiorescenza. Comunemente viene detta  treccia di dama o spirante d'autunno ( perchè è l'unica  orchidea italiana che fiorisce in autunno).
*Descrizione:
Pianta di piccolissima taglia circa 10 cm. al massimo 30cm. Fusto gracile pubescente che fuoriesce  a lato di una rosetta basale composta da 3-6 foglie ovato elittiche,le foglie cauline ridotte a piccolissime scaglie.La rosetta basale presente durante la fioritura appartiene alla pianta che fiorirà l’anno successivo ed è destinata a sparire alla comparsa del nuovo fusto.
 Infiuorescenza a spirale, densa con 10-25fiori  bianco-verdastri tendente al giallo in fase di sfioritura e leggermente profumati .  Sepali esterni un po’ allargati; sepalo mediano e petali conniventi con il labello a formare uno stretto tubo bianco, verdastro alla base. Bordo del labello ondulato. Ovario fusiforme e pubescente.Mancanza di sperone. L'apparato ipogeo è formato da 2 rizotuberi, che si alternano nella produzione di rosetta e stelo.
L’impollinazione  viene effettuata da imenotteri che, attratti dal nettare posto in fondo allo stretto tubo creato .  si sfregano contro i viscidi (sostanza adesiva a forma di disco presente nel ginostemio) e si caricano di polline che  trasporteranno al fiorevisitato successivamente.Presente su tutto il territorio Italiano,con presenza scarsa al Nord.
Fiorisce tra settembe ed ottobre.
*Osservazioni:
  Questa orchidea è talmente piccola, che la prima volta che l' ho incontrata, penso di essere stata da lei chiamata perchè non l'avevo mai vista prima e non sapevo della sua presenza in questo luogo. Si potrebbe dire che è un filo d'erba con attaccato dei fiori. Nel mezzo della vegetazione l 'ho notata perchè è leggermante rigida con portamento fiero. Come per dirti " guardami, non sono un filo d'erba!"
Ho disegnato i due rizotubiri consultando la bibliografia.
Nel 2009 sono andata in luogo all'inizio di ottobre, praticamente 15 giorni prima dell'anno precedente e sorpresa.... ne ho trovato  tantissime:  un giardino di Spiranthes spiralis autumnalis.
Renata

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sabato 23 gennaio 2010

Serapia cordigera subsp vomeracea.





Serapiacordigera subsp. vomeracea(N.L.Burm.)Sund.

rilevamento del maggio 2008 su Collina Morenica del Lago di Garda, costa Bresciana.
Acquerello su carta cm31x41

Il genere Serapias è diffuso nella zona mediterranea con una ventina di specie, di cui 7 sono presenti in Italia. Il nome dovrebbe derivare da Serapias divinità egizia della fertilità ma potrebbe anche derivare dal nome del medico arabo Serafius, botanico illustre.
Storicamente la sua prima apparizione nella letteratura botanica, risale a Pedacio Discoride, vissuto nel primo secolo dopo Cristo, che descrisse nel suo De Marteria Medica, due òrkhis utilizzando il termine Satyrion e Serapias. Secondo la Teoria delle Segnature, che vedeva nella somiglianza di parti del corpo umano con vegetali o con parti di esse, una indicazione delle loro proprietà curative, si riteneva che ne avesse di afrodisiache: l'apparato ipogeo (posto sotto terra) è infatti formato da due rizotuberi ovoidali, che ricordano palesemente i testicoli maschili.
Il nome vomeracea deriva dla latino vomer=vomere, con riferimento alla forma dell'epichilo (parte distale del labello, separata dalla parte basale ipochilo, da un restringimento più o meno evidente).
*Descrizione:
infiorescenza più o meno lassa, allungata, con 3-12 fiori piuttosto grandi; sepali e petali formano un cappuccio allungato, grigio-bruno con nervature purpuree evidenti; labello piuttosto lungo, molto peloso fino al centro dell'ipochilo (parte basale del labello), con alla base due lamelle parallele; ipochilo concavo, con lobi coperti dal cappuccio; epichilo lanceolato, appuntito, rosso-bruno, assenza dello sperone.
Foglie basali lineari-lanceolate, allungate, le cauline guainanti il fusto. Brattee molto grandi acute che oltrepassano di molto il casco.  Da notare che la specie è priva di nettare.
Presente su tutto il territorio italiano, ad esclusione della Sardegna e Val d'Aosta, cresce su prati aridi ed incolti, radure boschive. Forisce tra aprile e giugno.
Gli imenotteri provvedono alla sua impollinazione rifugiandosi comodamente nel fiore, che assomiglia ad una tana perfetta, fregano il ginostemio (apparato formato dalla fusione dell'organo maschile, detto androceo, con quello femminile detto gineceo) e sporcandosi di polline vanno di fiore in fiore. Essi non sono attratti dal nettare che è assente, bensì dalla splendida "casetta".
*Osservazioni.
generalemente quando rilevo una specie, oltre a prendere le classiche foto di riferimento, disegno direttamente sul luogo il soggetto e ne rilevo i colori: Il tutto sul mio albun degli appunti, che diventa un prezioso riferimento per produrre il più fedelmente possibile alla realtà.Oltre a riprodurre il soggetto nella sua reale dimensione, riporto un disegno ingrandito della parte che più mi ha colpito per la sua bellezza.
Il disegno botanico contempla anche la parte ipogea, cioè rizomi, radici, tuberi. Siccome scavare danneggia la pianta, non posso farlo dal vero: posso solo affidarmi alle immagini della letterarura botanica.

 Renata

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